La “Sagra del Pellegrino al sobborgo della Ganga”, manifestazione storica che il Rione Rosso organizza senza soluzione di continuità a cadenza annuale dal maggio 2006, mira alla rievocazione della vita dei faentini nel medioevo, nell’antico sobborgo della Ganga, nonché alla riscoperta del Beato Nevolone, patrono dei calzolai, nato e vissuto a Faenza nel 1200, appunto della zona della Ganga.

La Ganga sorgeva a settentrione della vecchia cinta muraria di Faenza, tra la Porta Imolese e la Porta del Conte. È ricordata per la prima volta in documenti del 1126. Il sobborgo fu chiuso entro le mura dai Manfredi nel secolo XV. Probabilmente il nome deriva dai warengang, come venivano chiamati i pellegrini medioevali. Il sobborgo occupava gran parte del territorio del Rione Rosso ed in particolare la zona compresa tra le carceri, a ridosso della chiesa di S. Domenico, fino al convento di S. Maglorio. Verso la fine dell’800, con l’avvento della ferrovia e la necessità di dotare Faenza di accessi consoni alle mode urbanistiche e alle necessità dei tempi moderni, l’antico sobborgo della Ganga fu sventrato per fare spazio all’ampio ed elegante viale di accesso alla nuova stazione.

Il Beato Nevolone, al secolo Novellone Pezzi, faentino benestante e dissoluto, cambiò vita non per una fede nata in sacrestia, o un calcolo, ma per un fatto imprevisto, una malattia improvvisa e violenta, che lo costrinse a fare i conti con sé stesso, il proprio passato, la possibile morte e, dopo la guarigione, il futuro: il voto di farsi Pellegrino a Santiago da Compostela, sulla tomba dell’apostolo Giacomo, e l’impegno di vivere facendo e riparando scarpe, così aiutando i poveri e i bisognosi del suo tempo.

Si prestò gratuitamente per anni all’umile mansione di portinaio del Monastero delle Suore Camaldolesi sito nell’antico sobborgo della Ganga. Alla sua morte, il 27 luglio 1280, il popolo tutto e le autorità religiose e civili, ne portarono il corpo nella vecchia Cattedrale di San Pietro, suo luogo di orazione e ne iniziavano il culto, quasi fosse un santo, a voce di popolo, per la fama dei miracoli a lui attribuiti. Tale culto fu approvato da Papa Pio VII nel 1817.

Ripercorrere oggi la strada del Beato Nevolone significa essere attenti alle problematiche dei più deboli e bisognosi. Per questi meriti d’importanza universale a lui riconosciuti, la figura del Beato è stata segnalata al Consiglio d’Europa. I pellegrinaggi del Beato Nevolone verso il Santuario di Compostela sono così interpretati come un cammino sempre attuale che tutti sono invitati a ripercorrere.

Ispirate alla rievocazione di un sobborgo e di un santo d’epoca medioevale, le edizioni della Sagra del Pellegrino hanno saputo unire in un unico contesto, concentrato in pochi giorni, iniziative strettamente culturali e di studio (conferenze, mostre, pubblicazioni) ed eventi mirati, nello spirito appunto del Santo pellegrino e tornei nazionali di sbandieratori o di musici.

La Sagra del Pellegrino al sobborgo della Ganga si caratterizza per la consueta convivenza delle due anime, quella culturale e quella sportiva nell’ormai classico torneo delle bandiere. La valenza nazionale della competizione acuisce il valore turistico dell’iniziativa nei confronti della città di Faenza.

 

 

 

 

 

Sagra del Pellegrino 2019

14° Sagra del Pellegrino – 13° Torneo del Pellegrino
Programma delle giornate

Le attività culturali in via di definizione per la Sagra del Pellegrino 2019 saranno legate al tema del pellegrinaggio. Due conferenze alla scoperta di cosa spingeva l’uomo di epoca medioevale ad assume le fatiche e i rischi, sia interiori che materiali, per lunghi viaggi in attesa di vantaggi spirituali e le realtà dei pellegrinaggi negli anni duemila.

- Venerdì 5 Aprile – ore 18.00 Conferenza dal titolo: “Vie di Pellegrinaggio. Dal Medioevo agli anni 2000” Relatore Don Tiziano Zoli;

- Mercoledì 17 Aprile – ore 18.00 Pinacoteca di Faenza “La fiasca da Pellegrino nella storia e nell’arte” Relatore Claudio Casadio direttore Pinacoteca Comunaledi Faenza

- Sabato 27 APRILE - Faenza P.za Rampi - RIONE ROSSO
Torneo del Pellegrino – Gara nazionale fra i migliori Gruppi sbandieratori Italiani

ore 14.30 accreditamento e riscaldamento ore 14.50 presentazione gruppi
ore 15.00 gara Singoli
ore 16.00 gara Piccole Squadre
ore 17.00 gara Coppie

dalle ore 19.30 nel cortile del Rione Festa per tutti gli intervenuti BEER FESTIVAL con musica e cena con Pulled Pork Burger, Hamburger Cheeseburger, Veggy Burger, Hot Dog, Patate Fritte. ore 21.30 premiazione del XIII° Torneo del Pellegrino

Il sobborgo della Ganga - storia

A Faenza a settentrione della città fuori della porta esisteva, almeno fino dal 1126 (1), un luogo detto Ganga, che in una carta del 1231 (2) viene chiamato Sobborgo Ganga, e fu chiuso entro le mura dai Manfredi nel secolo XV.

Da dove deriva il nome Ganga? Credo da un vocabolo longobardo: warengang, che significava lo straniero (in lingua latina l'advena o il peregrinus) venuto ad albergare nel nostro paese ed ivi dimorante. Infatti una legge del re longobardo Rotari (636-652) intitolata "De warengang", stabiliva (traduco dal barbaro latino del secolo VII), che <tutti I warengang, che da un paese forestiero venivano nel regno dei Longobardi, e si ponevano sotto lo scudo della potestà regia, fossero soggetti alle leggi longobarde> (3). E in una legge di re Liutprando (712-744), successore di Rotari, questi warengang sono chiamati più latinamente advena homo (4). La Redelgisi et Siginulfi divisio dell'anno 851, appartenente all'Italia Inferiore, raccomanda di accogliere i warengang, o nobili o di medio o di basso ceto che fossero, fuggiti fino a quell'anno nel territorio di quei due potentati (5). E una legge di Pipino (781-810), figlio di Carlo Magno, re nell'Alta Italia, prende sotto la protezione regia gli advenae o peregrini, che si recavano a visitare la tomba degli apostoli in Roma o altri corpi santi, e tassano di 60 soldi chi avesse osato di uccidere uno di costoro.  Infatti che I pellegrini transitanti per il Regno d'Italia, e specie per la Romagna, non fossero allora molto sicuri, si raccoglie dal racconto (7) di un monaco franco, di nome Bernardo, che, reduce dalla Terra Santa circa nel'870, attraverso il nostro paese.

<Nella Romagna>, egli scrive (traduco dal latino), <si commettono molte malvagità e molti di quegli abitanti sono ladri e grassatori, e però quegli che si recano a S. Pietro di Roma non possono tranitare per quel territorio se non sono moltissimi e armati>. Quindi si comprende perchè glio antichi pellegrinaggi si facevano in carovana e armati fino ai denti. Adunque la nostra Ganga avrebbe, secondo me, preso un tal nome dal warengang, ossia dagli advenae o peregrini medievali, che vi si raccoglievano ad abitare fuori delle mura, probabilmente sotto la protezione dei pubblici poteri, a fine di non essere molestati dai faentini maneschi di quei tempi. E nessuno si meravigli che i feroci e rozzi medioevali angariassero siffatta gente. La plebe di quei tempi era persuasa che ognuno, per non soffrire danni o guai, dovesse starsene nel suo paese, e non andare a zonzo. E non si è durato fino al secolo XVIII, lungo le coste dei mari, a derubare e a spogliare i poveri naufraghi col pretesto che essi si erano affidati al mare infido e ne dovevano subire le conseguenze? E poichè la citta di Faenza passò dal governo bizantino al longobardico circa la metà dell'VIII secolo e fin d'allora l'influenza della legislazione longobarda, bisognerà concludere che la nostra Ganga non è anteriore a questo tempo.

F. Lanzoni

(1)Mittarelli Rerum favent. Scriptores, 31-32
(2)Lanzoni Cronotassi, pag. 129
(3)Leges Langobardorum, in <Mon. Germaniae Hist.>,Legum,IV, pag. 85 e 392.
(4) Ivi, pag. 126.
(5) Ivi, pag.222.
(6) Ivi, pag. 617.
(7) Tobler Descriptiones Terrae Sanctae, ediz. Lipsia 1874, pag. 99.

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