La nostra storia

A Faenza a settentrione della città fuori della porta esisteva, almeno fino dal 1126 (1), un luogo detto Ganga, che in una carta del 1231 (2) viene chiamato Sobborgo Ganga, e fu chiuso entro le mura dai Manfredi nel secolo XV.

Da dove deriva il nome Ganga? Credo da un vocabolo longobardo: warengang, che significava lo straniero (in lingua latina l’advena o il peregrinus) venuto ad albergare nel nostro paese ed ivi dimorante. Infatti una legge del re longobardo Rotari (636-652) intitolata “De warengang”, stabiliva (traduco dal barbaro latino del secolo VII), che <tutti I warengang, che da un paese forestiero venivano nel regno dei Longobardi, e si ponevano sotto lo scudo della potestà regia, fossero soggetti alle leggi longobarde> (3). E in una legge di re Liutprando (712-744), successore di Rotari, questi warengang sono chiamati più latinamente advena homo (4). La Redelgisi et Siginulfi divisio dell’anno 851, appartenente all’Italia Inferiore, raccomanda di accogliere i warengang, o nobili o di medio o di basso ceto che fossero, fuggiti fino a quell’anno nel territorio di quei due potentati (5). E una legge di Pipino (781-810), figlio di Carlo Magno, re nell’Alta Italia, prende sotto la protezione regia gli advenae o peregrini, che si recavano a visitare la tomba degli apostoli in Roma o altri corpi santi, e tassano di 60 soldi chi avesse osato di uccidere uno di costoro.  Infatti che I pellegrini transitanti per il Regno d’Italia, e specie per la Romagna, non fossero allora molto sicuri, si raccoglie dal racconto (7) di un monaco franco, di nome Bernardo, che, reduce dalla Terra Santa circa nel’870, attraverso il nostro paese.

<Nella Romagna>, egli scrive (traduco dal latino), <si commettono molte malvagità e molti di quegli abitanti sono ladri e grassatori, e però quegli che si recano a S. Pietro di Roma non possono tranitare per quel territorio se non sono moltissimi e armati>. Quindi si comprende perchè glio antichi pellegrinaggi si facevano in carovana e armati fino ai denti. Adunque la nostra Ganga avrebbe, secondo me, preso un tal nome dal warengang, ossia dagli advenae o peregrini medievali, che vi si raccoglievano ad abitare fuori delle mura, probabilmente sotto la protezione dei pubblici poteri, a fine di non essere molestati dai faentini maneschi di quei tempi. E nessuno si meravigli che i feroci e rozzi medioevali angariassero siffatta gente. La plebe di quei tempi era persuasa che ognuno, per non soffrire danni o guai, dovesse starsene nel suo paese, e non andare a zonzo. E non si è durato fino al secolo XVIII, lungo le coste dei mari, a derubare e a spogliare i poveri naufraghi col pretesto che essi si erano affidati al mare infido e ne dovevano subire le conseguenze? E poichè la citta di Faenza passò dal governo bizantino al longobardico circa la metà dell’VIII secolo e fin d’allora l’influenza della legislazione longobarda, bisognerà concludere che la nostra Ganga non è anteriore a questo tempo.

F. Lanzoni

(1)Mittarelli Rerum favent. Scriptores, 31-32
(2)Lanzoni Cronotassi, pag. 129
(3)Leges Langobardorum, in <Mon. Germaniae Hist.>,Legum,IV, pag. 85 e 392.
(4) Ivi, pag. 126.
(5) Ivi, pag.222.
(6) Ivi, pag. 617.
(7) Tobler Descriptiones Terrae Sanctae, ediz. Lipsia 1874, pag. 99.

Lo stemma

Lo stemma del Rione Rosso, con il suo colore acceso e lo stocco rinascimentale, richiama fin dal principio la natura combattiva di questo Rione, da sempre votato allo scontro e alla vittoria. Non è un caso quindi che il Rosso sia il Rione di Porta Imolese, il punto d’accesso alla città che più ha visto scontri e battaglie nel corso dei secoli: di origine medievale, venne ristrutturata nel 1678, ma circa un secolo dopo fu protagonista della Battaglia del Senio, quando i francesi invasero la città (1793). Nel 1944 i tedeschi in ritirata minarono la Porta per rallentare l’avanzata dell’esercito alleato, motivo per cui ad oggi si sono salvate solo le mura su via Tolosano. Una delle rappresentazioni dello stemma rionale presenta anche una banda superiore a scacchiera blu e bianca, un richiamo alla casata degli Accarisi, irriducibili avversari dei Manfredi di parte ghibellina che avevano il proprio palazzo in questo Rione.

stemma 1

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