«Si vince per la Storia ma il Rione si vive per le emozioni» - Rione Rosso Faenza

«Si vince per la Storia ma il Rione si vive per le emozioni»

Progetto senza titolo

A  un certo punto della conversazione, Matteo Rivola diventa irriconoscibile. «Addirittura…».


Cioè: intendo rispetto a quello di gennaio.

«Meglio o peggio?».


Ma proprio un altro cavaliere, dalla consapevolezza matura e completamente nuova.

«Ci sono emozioni che ti entrano dentro, scavano, e ti cambiano: i cori rionali, parlare alla cena propiziatoria, diventare punto di riferimento di persone diverse, unite solo per essere del Rosso».


Tutte emozioni fuori scuderia.

«Mi riferivo al me stesso caratteriale. Poi, appunto, c’è la crescita tecnica, che però non sta a me valutare: guai se mi sentissi arrivato».


Oggi nessuno vorrebbe essere Matteo Rivola: dopo il terzo posto del 2021 resta solo il rischio di deludere tutti.

«Quando si è cavalieri del Rione Rosso si va alla giostra sempre e solo per vincere perché ce lo chiede la Storia, ma con questa consapevolezza bisogna evitare di fare troppo gli spavaldi. Sarebbe sbagliato però anche nascondersi: il nostro prossimo Palio non sarà un compitino».


Ci eravamo lasciati dicendo “Bisogna migliorare la monta”.

«Sì, mi sono allenato tanto anche per cambiare il mio stile: solo montando nel modo giusto si ottiene il massimo della fiducia e della prestazione del cavallo. Non bisogna però avere fretta: i migliori tempi a bersaglio arrivano da soli, ma non è possibile pensare che ci siano passaggi che possano essere saltati».


Lo sanno anche Bonassola e Vanilla Cream?

«Vedrete Bonassola correre più veloce grazie a un anno intero di allenamenti senza restrizioni. Vanilla è una bella alternativa e il binomio tra me e lei è merito soprattutto dell’impegno e dei consigli di Claudio Bandini. In scuderia non abbiamo ancora deciso con chi correre il Palio».


Il favorito resta il Rione Nero?

«Direi di sì, e poi c’è questa partecipazione molto attesa di Luca Innocenzi per Borgo Durbecco».


Una vera sfida alla scuola faentina.

«Beh, intanto una vera sfida alle nostre vite, perché il mio sogno sarebbe proprio quello di essere un cavaliere professionista come lui, capace di vivere solo grazie a giostre e quintane».


Iniziare con un Palio all’orario corretto potrebbe aiutare…

«Per la prima volta entrerò sul campo di gara alle sei del pomeriggio: emozione e sensazioni di cui finora ho sempre solo sentito parlare».


Alle tante responsabilità da Primo cavaliere, si aggiunge ora quella di ridare fiducia e aiutare Antonio Caselli nel suo percorso di scuderia?

«Io gli ho semplicemente detto di non preoccuparsi, e di usare la frustrazione e le paure di oggi per alimentare cuore e testa domani: Nity ha già dimostrato di essere un grande cavaliere indossando correttamente il corpetto protettivo. Io non lo feci e la mia caduta mi costò due mesi immobilizzato a letto».


La scuderia del Rione Rosso ha ritrovato unità e compattezza?

«La scuderia del Rione Rosso ha perso Enzo Berardi: il dolore è terribile, e credo incolmabile per la sua esperienza e la mole di lavoro che ora viene a mancare. Questo ha fatto sì che ci stringessimo ancora di più tra noi».


Dando così un segnale a tutto il Rione?

«”Uniti” e “compatti” non sono le parole giuste perché nel Rosso chiunque è già unito e compatto a dare il meglio per il Rione. Io, per esempio, sono uno che deve solo ringraziare gli altri, ma sento che ora, dalla cucina agli sbandieratori, dai soci al bar alla scuderia, abbiamo tutti bisogno di vivere tranquilli le emozioni di giugno. Quelle che ti entrano dentro, scavano, e ti cambiano».


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